L’Ospizio dei Trovatelli di Totò: la storia del rifugio che salvò centinaia di cani

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A volte riposto sul profilo Instagram notizie pawsitive di attori di Hollywood che hanno salvato canetti o si dedicano alla causa anima e corpo (come recentemente Milly Bobby Brown) e così sono incappata nell’Ospizio dei Trovatelli fondato da Totò. Una bella storia non solo di per sè, ma che mi ha fatto immergere in un passato che culturalmente dal punto di vista cinofilo sembra anni luce dal nostro.

Ma partiamo dalle basi a beneficio di millennial e oltre, visto che già ho una certa età e il grande attore Totò piaceva alla generazione dei miei genitori.

Chi era Totò?

Totò, pseudonimo per un nome leggerizzimamente lungo Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio (Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967), è stato un attore, comico, commediografo, poeta, paroliere, sceneggiatore e filantropo italiano.

Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata»; è considerato, anche in virtù di alcuni ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiano.

Ad ogni modo oggi non parliamo di cinema, ma ovviamente di canetti!

Totò e il sogno di un rifugio per i trovatelli

Nel 1965 Totò decise di rilevare un rifugio in difficoltà in zona Boccea, alle porte di Roma. Non amava chiamarlo “canile”, preferiva definirlo Ospizio dei Trovatelli, un luogo in cui i cani randagi diventavano ospiti e non scarti della società.

L’attore investì circa 45 milioni di lire (più di € 550.000 attuali1) per ristrutturare il canile, dotandolo di cucce solide, impianti idrici, illuminazione, cucina e perfino un ambulatorio veterinario.

Il suo obiettivo? Offrire agli animali abbandonati cure e rispetto, come veri membri di una famiglia.

“Il cane è tra il bambino e l’angelo”

Un rifugio popolato da oltre 200 cani

Secondo le cronache, il rifugio nacque anche per aiutare un’anziana signora che da sola si prendeva cura dei trovatelli con pochi mezzi. Totò ne prese a cuore la causa, assicurando un futuro a quegli animali che rischiavano l’abbandono definitivo.

Grazie a questo impegno, l’Ospizio arrivò ad accogliere fino a 200 cani.

Le parole di Totò che restano un manifesto animalista

In un’intervista con Oriana Fallaci, Totò dichiarò:

“Un cane vale più di un cristiano. Lo maltratti e lui ti ama lo stesso. Lo abbandoni e lui ti resta fedele lo stesso. Il cane è un signore, tutto il contrario dell’uomo.”

Un pensiero che lo rende, di fatto, un precursore dell’animalismo moderno in Italia, molto prima che il tema fosse sentito a livello sociale e politico. Non a caso, il collega Vittorio De Sica lo definì “un gran signore, generoso, anzi generosissimo”.

La fine del rifugio e l’eredità morale

L’Ospizio dei Trovatelli purtroppo non rimase attivo a lungo: alla morte di Totò, avvenuta nel 1967, la struttura venne chiusa e i cani furono affidati ad altri custodi. Oggi non esiste più fisicamente, ma resta un simbolo intramontabile di amore e giustizia verso gli animali.

Da ieri a oggi: come è cambiato il rapporto con i cani

La storia dell’Ospizio dei Trovatelli ci ricorda quanto fosse rivoluzionario l’atto di Totò negli anni ’60. All’epoca, infatti, i canili erano spesso luoghi di sofferenza: sovraffollati, privi di cure e, fino agli anni ’90, segnati anche dalla pratica dell’eutanasia sistematica dei cani non adottati.

Il cambiamento arrivò con la Legge 281 del 1991, che vietò la soppressione dei randagi in Italia e introdusse il concetto di canile rifugio come luogo di tutela, non di condanna. Da allora, è cresciuta la sensibilità verso gli animali: oggi si parla di adozioni consapevoli, diritti degli animali e pet therapy, e i cani sono considerati membri della famiglia.

Totò fu dunque un visionario: quando nessuno ancora parlava di animal welfare, lui scelse di dare un futuro e un nome — “trovatelli” — a chi veniva dimenticato.

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FAQ: Le Domande Più Frequenti

Dove si trovava l’Ospizio dei Trovatelli di Totò?

In zona Boccea, alla periferia di Roma.

Quanti cani ospitava?

Fino a 200 trovatelli, accuditi con cure veterinarie e cibo quotidiano.

Perché Totò lo chiamava “Ospizio dei Trovatelli”?

Perché voleva cancellare il termine “randagio” e restituire dignità agli animali ospitati.

Totò spese davvero soldi personali per il rifugio?

Sì, circa 45 milioni di lire, equivalenti a oltre mezzo milione di euro attuali.

Cosa accadde dopo la sua morte?

Il canile venne chiuso e gli animali affidati ad altri rifugi o privati.

Fonti:

  1. Fonte: https://inflationhistory.com/it-IT/?currency=ITL&amount=45000000&year=1965 ↩︎

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