Iniziamo dalle basi per venire incontro alla soglia di attenzione da social media e ADHD incalzante: il libro è fantastico, tenerissimo, lei gnocca con il cuore, io mi sono disfata dei vestiti da dog-walker per cercare di rappresentare degnamente Save the Dogs sostituendo Sara Turetta, la sua fondatrice (che ringrazio per la fiducia) e intervistare Elisabetta Canalis sul suo primo libro, “Una Zampa sul cuore” nella splendida cornice di Rizzoli in Galleria. Inoltre, e da qui la nostra presenza, Elisabetta ha deciso di donare la sua parte del ricavato a Save the Dogs e al Rifugio Fratelli Minori della LIDA di Olbia.
Pawser, non ti basta? Ottimo, allora continua a leggere.
L’amore per i cani secondo Elisabetta Canalis: una scelta, non un’immagine
Se già seguendola su instagram ne ammiro quotidianamente la bellezza, la dedizione allo sport, in particolare la kick boxing, e l’amore per la sua famiglia che include i cani, mi sono ritrovata di fronte esattamente la stessa persona che vediamo sui social e martedì sera ha dedicato del tempo per raccontare al pubblico com’è nato il suo primo libro, dove il suo cane Nello (la sua ombra) racconta in prima persona la sua esperienza di vita prima e dopo il suo incontro con Elisabetta e tutta la famiglia.
C’è anche un’alternanza con Elisabetta stessa nei racconti, ma non vi dico di più perchè vale proprio la pena metterlo sotto l’albero di Natale.
Elisabetta, nella sua conversazione, ha raccontato di come si prende cura dei cani meno fortunati a Los Angeles, fisicamente, emotivamente, logisticamente. E nonostante tutto sia scandito da sorrisi, non ha nascosto che talvolta è dura e frustrante tornare a casa dopo aver aiutato quei canetti, ma sapere che alcuni hanno una “data di scadenza”: infatti, negli Stati Uniti c’è ancora l’eutanasia e non si tratta di una misura estrema per casi sporadici, ma di qualunque cane sia finito in canile e non venga adottato.



Durante la conferenza lo si percepiva subito: nel suo modo di raccontare Nello, Megan, Josie, Charlie, nei micro-silenzi quando parlava della perdita, nei sorrisi quando pensava all’ultimo arrivato, Churrito, che è nato come stallo e – come spesso accade – è rimasto con lei (e ci ha fatto intendere che sarà difficile se ne separi).
Tutto l’impegno che Elisabetta ci mette non solo è fatto in maniera spontanea, ma addirittura è lei che scova i casi che più le interessano, come il rifugio Fratelli Minori di Olbia dopo un’alluvione oppure il progetto Amici di Strada, Compagni di Vita di Save the Dogs che si occupa dei cani delle persone senza fissa dimora o economicamente fragili (ho parlato della mia esprienza in prima persona qui). E sfoglia Bilanci per capire la trasparenza e l’affidabilità delle Associazioni.
E ha deciso quindi di donare a queste due realtà non una parte del suo ricavato. Non un contributo. Tutta la sua parte del ricavato. Un atto che racconta più di qualsiasi dichiarazione.
Quando un libro diventa un gesto d’amore concreto
“Una Zampa sul Cuore” è un libro di storie di cani, sì, ma è soprattutto la storia di una donna che ha trasformato la propria notorietà in un veicolo di visiilità per chi altrimenti non avrebbe voce.
Elisabetta racconta gli incontri con i suoi cani come fossero incroci di destino.
Parla di scelte d’amore fatte con coraggio, come quando ha adottato Nello contro ogni logica pratica: vivendo negli Stati Uniti, con altri cani già presenti, con mille incastri familiari e professionali.
Parla di stalli che diventano famiglie, di cani che arrivano feriti e spaventati e trovano casa perché la casa, a volte, è una persona.
Parla della fiducia, che non si compra e non si pretende: si costruisce, anche con sua figlia Skyler, cui i loro cani insegnano anche i limiti e le regole di convivenza.

Il dietro le quinte: la sua dolcezza dopo il caos dei media
La conferenza è avvenuta dopo una tre giorni serrata di interviste, scatti, autografi e interviste, scatti e autografi… una settimana di fuoco.
Eppure quando è arrivata nel nostro spazio, si è spenta tutta la stanchezza. Si è seduta, ha sorriso, e ha parlato dei suoi cani con una voce che cambiava ritmo. Li chiamava per nome come se li avesse davanti, come se li vedesse mentre parlava.
A fine conferenza, presenti anche di suoi amici della vita, si è fermata a firmare copie, ascoltare, sempre con un sorriso. e poi anche se doveva scappare, mi ha concesso di registrare due ringraziamenti per i team di Amici di Penelope e Rifugio UAI per darci uno sprone a continuare così! Un gesto non dovuto che ha reso ancora più umana e di grande cuore la sua presenza.
Un messaggio per tutti noi Pawser
Se c’è una cosa che questa conferenza ci ha insegnato è che amare un cane è un atto politico e poetico insieme:
- significa scegliere di esserci;
- assumersi responsabilità;
- donare tempo, soldi, energie;
- e condividere anche la gioia di storie a lieto fine.
Elisabetta lo fa. E attraverso il suo libro, ci ricorda che la felicità passa spesso da una coda – o più – che scodinzola.
Se siete curiosi di vedere tutta la conferenza, ve la lascio qui sotto:
FAQ – Per approfondire
1. Dove vanno i proventi del libro “Zampa e Cuore”?
I proventi di Elisabetta Canalis andranno interamente a Save the Dogs e al Rifugio Fratelli Minori di Olbia, due realtà che la Canalis sostiene da anni.
2. Che tipo di lavoro fa Elisabetta Canalis nel mondo della protezione animale?
Partecipa a progetti attivi, verifica strutture, fa stalli, adotta, supporta logisticamente e mediaticamente diverse associazioni, anche a Los Angeles.
3. Chi è Churrito?
Un cane arrivato in stallo da Elisabetta… e che, come spesso accade, ha trovato la sua famiglia definitiva proprio con lei…ma ce ne sono tanti altri che hanno bisogno di una famiglia, seguitela nelle sue storie su Instagram se non lo fate ancora!
4. Perché questo libro è così diverso dagli altri libri delle celebrities?
Perché non è la solita autobiografia di un personaggio famoso, ma un vero e proprio racconto a 6 zampe!
5. Dove posso sostenere le associazioni citate da Canalis?
Sul sito di Save the Dogs e sulle pagine del Rifugio Fratelli Minori di Olbia, entrambi verificati da Elisabetta stessa.