Ora ti spiego come diventare volontario UAI (e perché ti piacerà)

Tempo di lettura: 9 minuti

Se sei titubante se fare o meno il volontario in un canile e in particolare al Rifugio UAI, questo articolo è per te!

Quando sono tornata in Italia e dopo una fase di assestamento ho cercato un rifugio dove poter dare il mio supporto come ho sempre fatto prima di partire. E così sono incappata quasi per caso nel UAI Rifugio Animali Abbandonati ODV adiacente al Parco Forlanini.

E visto che spesso mi chiedete come si fa a diventare volontari (entusiasmo contagioso?), ora vi spiego tutto!

Cosa fa un volontario al UAI

Ci sono delle regole chiare, pensate per tutelare i cani, le persone e la struttura. Tutto nasce dal volontariato come espressione di solidarietà, di partecipazione e di spirito di collaborazione.

L’attività è personale, ovviamente gratuita e continuativa: è richiesto un impegno minimo di 3/4 presenze al mese, preferibilmente sempre negli stessi giorni, che vengono raccolte settimanalmente tramite un sondaggio su whatsapp.

E’ previsto un periodo iniziale di affiancamento e la scelta dei cani di cui occuparsi avviene sempre secondo le indicazioni di responsabili/coordinatori/dipendenti.

Le principali attività all’interno del canile:

  • pulizia box cani e parti comuni;
  • distribuzione del cibo;
  • aiuto nella sistemazione del materiale donato;
  • sgambamento e gioco nell’area verde interna al rifugio;
  • coccole e coccole!

Le attività all’esterno del canile:

  • Scegli il tuo canetto: chiedi sempre agli operatori/volontari esperti se ci sono delle necessità in particolare e segui il loro consiglio. Vedrai comunque che all’ingresso dei box ci sono dei bollini: verde = libera, giallo = chiedi, rosso e blu = tieni le manine in tasca e lascia agli esperti;
  • Passeggiata con i cani: questa è la parte preponderante e più bella (almeno per me), dove vedi la gioia incommensurabile del cane per una bella uscita all’aria aperta, la (ri)scoperta del mondo esterno, dello stare con quel bipede tanto affettuoso che spesso si ripresenta da te entusiasta;
  • qualche volta Marzia, la direttrice del canile, chiederà chi può aiutare a portare i cani per visite e interventi esterni come ad esempio per sessioni di fisioterapia (Francesco e Lidia ringraziano!);
  • Partecipazione alla raccolta pappe (così se hai un periodo lavorativo intenso e non puoi dedicare il tuo tempo 3/4 volte al mese, puoi sempre unirti al team di solito nel weekend).

Certo qualche regoletta fondamentale va seguita (c’è un regolamento che firmerai insieme alla tua iscrizione e alla relativa assicurazione annuale di € 25) a cominciare dall’attenzione ai bollini, ma sono semplici e di buonsenso (e peraltro rispecchiano il Regolamento del Comune di Milano): mettere la pettorina antifuga (la doppia H, per intenderci), guinzaglio a mt 1,50, la raccolta delle deiezioni (vero Imbruttito che non sei altro che le lasci per Milano?), mantenere le distanze di sicurezza da altri cani (arduo compito, a volte…), non devi distrarti e non devi far avvicinare il cane a persone o cani estranei, dentro e fuori il canile.

D’estate, poi, è bellissimo perchè con il laghetto accanto al canile c’è anche l’opzione bagnetto rinfrescante (per il cane, non per te, a meno che non ci finisci dentro per l’entusiasmo del quattro zampe!): anche qui con le dovute accortezze che ti diremo, come per esempio bagnare i cani nella parte bassa del corpo, zampe ascelle e pancia (non la testa, anche se ti viene spontaneo!) per evitare i colpi di calore, fare attenzione ai forasacchi (spighe), che si infilano ovunque e che sono un pericolo per qualsiasi cane se entrano nella carne (ne sappiamo qualche cosa io e Lilly, ahimè).

In caso di forte pioggia i cani non escono in passeggiata, ma se piovvigina, munisciti di impermeabile e cappellino e farai la loro felicità (a seconda del personaggino, alcuni, soprattutto i vecchietti, tenderanno a farti il dito medio); ricordati di asciugare quella felice palla di pelo bagnata al tuo ritorno.

Insomma, un mix di amore, entusiasmo e consapevolezza nel rispetto delle regole.

L’attività da tastiera: condividere sui social!

Eh sì, buona parte della visibilità dei canetti viene proprio da qui, dai social, e quindi, intanto che ci pensi, oltre a seguire l’account Instagram dei Pawser pieno di canetti in cerca di adozione (ma anche di informazioni utili e leggerezza a 4 zampe), segui la pagina del UAI su instagram e condividi le storie degli ospiti per dare loro una chance in più per essere visiti e adottati: ti assicuro che funziona!

Ad ogni modo il passaparola della nonna non va mai fuori moda, mi raccomando.

Un’attività impegnativa (ma non troppo) e profondamente gratificante: i risultati del 2025

Il 2025 è stato un anno che ha lasciato il segno anche nei numeri: oltre 115 adozioni andate a buon fine! Un risultato importante perché ha riguardato non solo cani “facili”, ma anche anziani, epilettici, molto spaventati o con storie complesse alle spalle.

Cani che spesso vengono considerati “inadottabili” e che invece, grazie a un lavoro quotidiano fatto di osservazione, competenza e accompagnamento, hanno trovato la famiglia giusta per loro.

Questi risultati non sono casuali: nascono da una presenza costante in canile, dalla collaborazione tra operatori e volontari e da un approccio che mette il benessere del cane prima di tutto. Perché un’adozione riuscita non è solo un’uscita dal box, ma una rinascita che funziona nel tempo.

Alcune adozioni facili (i tremendi cuccioletti che vanno via come il pane, così come i canetti di piccola taglia) e altre quasi miracolose, perché qui ogni cane viene visto per ciò che può diventare, non per ciò che è stato. E quindi citiamo qualche piccolo miracolo di adozione:

  • Jason, 14 anni, che era stato abbandonato proprio perché anziano;
  • Yago, epilettico e fragile ma con una simpatia e un’energia mozzafiato;
  • Alvin, terrorizzato dal mondo…prima di ritornare a correre e sorridere…

… E poi Aron, il nostro nonnino-mascotte, che questo gennaio ha trovato una splendida famiglia tutta per sè: tutti noi volontari siamo rimasti a bocca aperta e con le lacrime dalla felicità. Sono storie piccole e gigantesche insieme. Storie di rinascita.

Uno sforzo continuo, anche economico, da parte della proprietà

Il 2025 è stato anche l’anno degli investimenti: grazie ad Angela e a tutto il direttivo, il UAI ora vanta una nuova infermeria, un magazzino e cucina, box rinnovati e dotati di lampada di calore per i più vecchietti, illuminazione esterna, maggiore socializzazione per tutti i cani, compresi quelli sequestrati o considerati inadottabili, per dar loro una chance in più di una nuova vita e non passarla per sempre in un box. Passi importanti che, messi insieme all’aiuto dei volontari, cambiano tutto.

Uai è infatti un’organizzazione di volontariato, iscritta al registro degli enti del terzo settore. Con l’eccezione di una piccola convenzione con il Comune di Milano, per il ricovero di 15 cani, deve fare affidamento, per sopravvivere, sulle donazioni da parte di noi privati.

Ogni cane è vaccinato, seguito, curato, anche quando le terapie sono complesse e costose.
Qui un cane non è un numero. È una responsabilità.

Adozione definitiva e Adozione a distanza
Adottare è una scelta consapevole: un cane costa in media almeno € 1.000 all’anno e può avere imprevisti che, soprattutto a Milano, ti faranno spaventare (ne sappiamo qualcosa io, Lilly e Senior Nippo che a momenti apriamo un mutuo per le spese veterinarie).

Per chi non può ancora adottare o ha già qualche bel pelosetto sul divano, esiste l’adozione a distanza: con un contributo mensile, potrai fare due visite al mese per prenderti cura di un cane da te scelto che aspetta casa.

Nel 2025 non sono mancati momenti difficili, ma si è scelto di puntare su valori comuni, coesione e collaborazione. Anche grazie al supporto e agli sproni di persone comuni e di personaggi come Elisabetta Canalis e Massimiliano Simari, che ci ricordano che ogni piccolo passo conta.

“Non vengo perchè se no soffrirei troppo: SBAGLIATO!”

La testimonianza della mia amicicia Arianna (no, non è un typo)

Ho conosciuto Arianna grazie ad Amici di Penelope di cui già sapete siamo socie fondatrici. E visto che i canetti per noi non hanno un brand, ma vorremmo trovare per ciascuno di loro una seconda chance degna, Arianna ha voluto sapere di più del perchè del mio entusiasmo per il UAI.

All’inizio era un po’ titubante con le stesse motivazioni che spesso sento “non vengo perchè mi metterei a piangere, soffrirei troppo”.

Ogni volta mi viene spontaneo rispondere: guarda che soffrono loro se non andiamo ad aiutarli e dare loro un raggio di sole quando possiamo. Loro sono lì h24 in attesa di un umano che dedichi loro un po’ di tempo (se non tutta la vita) e sappi che nei loro sogni c’è il divano dove tu scrolli che potrebbe essere pieno di peletti e amore incondizionato….

Ma ritorniamo alla Ari: visto che l’ho tirata in ballo, le ho chiesto di darmi una sua prospettiva ora che non solo ha gettato il cuore oltre all’ostacolo, ma che è tanto addicted quanto me a questa attività che, vi assicuriamo, rende tanto felici i cani come voi!

Adesso che conosco la realtà dei canili e dell’abbandono, ho due scelte: A) Dimenticarmene completamente e far finta che non esista, oppure B) Fare qualcosa. Essere spettatrice passiva non è invece una opzione per me perché mi provoca solo dolore. Loose loose proprio. Ho scelto la seconda opzione e mi sono resa conto che mi fa stare meglio”.

Quando mi dicono: ah guarda non so come fai, io piango solo a vedere le immagini sui social, non riuscirei a venire in canile, piangerei tutto il tempo. Io rispondo: anche io piango a vedere le immagini sui social, ma quando sono con loro tutto cambia, lì non piango. Ecco, magari mi commuovo quando esco, quello sì, e tante volte il tragitto dal canile alla macchina mi serve per rimettere sotto controllo le emozioni, ma poi penso che ho reso la loro giornata migliore e loro l’hanno resa migliore a me con la loro capacità straordinaria di godere del momento e di fidarsi del mondo. Alla fine è la mia droga, mi fa stare bene e forse sono una grande egoista e lo faccio per me!

Vuoi diventare volontario UAI?

Se questo approccio ti rappresenta, se hai tempo, rispetto e voglia di metterti in gioco con continuità, il Rifugio UAI ha bisogno anche di te!

Vai su questa pagina e compila il form, il team ti ricontatterà, e potrebbe darsi che ci incontreremo alla tua prima visita: infatti sono appena orgogliosamente diventata volontaria 2.0, ovvero affiancatrice del Rifugio UAI, e mi occuperò insieme a un team ben nutrito della selezione, accoglienza e accompagnamento dei nuovi volontari.

E la cosa più bella, sarà quando vedrai queste belle foto, dove c’è un sorriso a 6 o più zampe simbolo di un futuro in famiglia! ❤️ ❤️ ❤️

Vuoi aiutare il UAI ma non hai tempo causa Imbruttito? Ecco come puoi aiutarci!

Oltre al passaparola sociale o digitale, se non riesci a garantire almeno 3 mezze giornate, puoi comunque venire a trovarci (chissàmai trovi la tua anima gemella pelosa) o donare:

Quindi, ci sono innumerevoli modi di aiutare i canetti meno fortunati e puoi scegliere quello più adatto a te e alle tue disponibilità.

La rinascita del Rifugio UAI è appena iniziata. E può continuare solo grazie a chi sceglie di esserci, in qualunque modo!

PS. sei timid@ e non vuoi chiamare subito il rifugio? Scrivimi pure in dm per qualsiasi domanda!

FAQ – Diventare volontario UAI

Perché diventare volontario UAI?

Diventare volontario UAI significa aiutare concretamente i cani del rifugio e vivere un’esperienza che arricchisce anche chi la fa. È un impegno che crea connessione, senso di comunità e un forte impatto positivo.

Cosa fa un volontario UAI?

Un volontario UAI accompagna i cani in passeggiata, li accudisce e dedica loro tempo e attenzione oltre ad aiutare il team a seconda dei bisogni. Anche gesti semplici migliorano il benessere quotidiano dei cani ospitati nel rifugio.

Serve esperienza con i cani per fare volontariato UAI?

No, non serve esperienza specifica, ma ovviamente conoscere queste palline di pelo fantastiche aiuta ad avvicinarle in maniera consapevole. Contano soprattutto disponibilità, sensibilità e voglia di mettersi in gioco, più che competenze tecniche pregresse.

CATEGORIE:

Facebook
X
LinkedIn