La storia di Eva e Uma e il loro percorso verso la certificazione come cane da assistenza uditiva
Quante volte Pawser hai pensato che in questa ruota del criceto non sei stato ascoltato o non hai dato sufficiente ascolto a qualcuno? Bene, oggi parliamo di un ascolto particolare, che va oltre l’udito, attraverso la storia di un binomio (che in realtà è tri ed è diventato a quattro!) che ho avuto la fortuna di conoscere recentemente: Eva e Uma.
Eva è una super-donna: francese, PhD, ha rivisto le sue priorità come me negli ultimi anni e si è data a un sabbatico che l’ha portata a Milano. Eva è sorda. Se non me l’avesse detto non lo saprei ancora oggi, ma la tecnologia è decisamente dalla sua parte e secondo me ci sento davvero meno io, ma tant’è!
Ci siamo conosciute tramite PAWSE Milano su Google e subito è scattato qualcosa quando ho conosciuto lei, il suo fidanzato Alessandro, Uma e Nami, le loro smooth collies. Una bella famiglia sportiva a 12 zampe, insomma.
Uma è la compagna di vita a 4 zampe di Eva ed è un cane da assistenza uditiva certificato. Insieme hanno affrontato un percorso fatto di apprendimento, dubbi e crescita reciproca, cui ha partecipato anche Alessandro (Nami non c’era ancora), dimostrando che il lavoro in famiglia insieme a un cane di assistenza può diventare qualcosa di davvero spettacolare per la vita.
Cos’è un Hearing Dog, ovvero cane da assistenza uditiva (e perché è così importante)
Ma partiamo dalle basi perchè di confusione in giro ce n’è tanta: un cane di assistenza uditiva è addestrato per segnalare alla persona sorda o ipoudente suoni fondamentali della vita quotidiana, come il campanello di casa, la sveglia, una chiamata, ma anche il clacson e, importantissimo, gli allarmi di emergenza.
Non solo suoni, ma contesto e relazione
Il valore di un cane da assistenza uditiva non risiede solo nella segnalazione sonora, ma nella sua capacità di:
interpretare il contesto
insistere quando necessario
intervenire con decisione
mantenere equilibrio emotivo e benessere
È un lavoro che unisce tecnica e relazione profonda.
In viaggio come cane d’assistenza
Come Eva ha scoperto Dog4Life
Cosa ci si può aspettare da una mente da PhD come quella di Eva? Ovviamente accuratezza e attenzione alle informazioni perchè, come abbiamo già accennato in un recente articolo, trovare una scuola giusta a livello cinofilo è un’impresa. Eva ha cercato online un’associazione certificata ADI in Italia che offrisse un percorso strutturato per cani da assistenza, seguito da trainer esperti nelle competenze specifiche richieste.
“All’inizio ero dubbiosa e non sapevo esattamente cosa aspettarmi da un cane da assistenza e come addestrare i comportamenti specifici richiesti a Uma per aiutarmi a sentire meglio dove le mie orecchie bioniche avessero fallito“.
Fino a che ha trovato Dog4Life ETS, un’organizzazione senza fini di lucro che nasce con l’intento di trasformare la vita delle persone con disabilità, migliorandola e permettendo loro di vivere in modo indipendente e di godersi un ancora più emozionante stile di vita.
E come sempre, non si tratta solo di preparazione, ma anche di connessione con il tuo insegnante, e la scintilla è scattata subito con Roberto Campanile, Presidente di Dog4Life e Istruttore cerificato per gli Interventi Assistiti con gli Animali (i cosiddetti IAA o più comunemente chiamati animali “da Pet Therapy”).
Uma con la sorella NamiUma e Nami
Un percorso di addestramento lungo otto mesi
Il training è iniziato a fine ottobre 2022 e si è concluso a fine giugno 2023, con l’esame di certificazione di Uma come cane di assistenza uditiva.
Otto mesi di lavoro costante, costruito per step, in cui ogni fase è stata adattata alle esigenze della coppia Eva-Uma, senza forzature e senza scorciatoie.
Uma ha iniziato il training quando aveva due anni e mezzo: come mi spiega Eva, con un cucciolo sarebbe stato un percorso sicuramente più lungo, perchè la maggior parte dei cani raggiunge una certa maturità emotiva intorno all’età di un anno e mezzo-due.
Ecco perchè anche come nei casi più semplici quando si chiama un educatore, dobbiamo ricordarci che il cane ha un suo vissuto, una sua personalità e non tutti possono effettivamente diventare cani da assistenza e certamente non sono una macchina “on-off” che da subito risponde ai comandi che vuoi darle. E’ un percorso di conoscenza e apprendimento reciproco, che ha avuto non solo un successo fattuale e funzionale, ma ha anche permesso a entrambe di conoscersi meglio e di essere più rilassate nell’approcciare anche la giungla milanese fatta di continuo stimoli (che spesso sottovalutiamo, dando la colpa al nostro pelosetto se reagisce).
«Grazie a questo training ho imparato moltissimo sulla comunicazione con Uma. Oggi so come attirare la sua attenzione, riconoscere le sue difficoltà e rendere più chiari i miei messaggi: la nostra relazione è certamente migliorata ancora di più di prima.» (Leggi il suo post su Instagram qui).
Uma segnala un’allerta
Il ruolo del trainer: metodo, coerenza e accompagnamento
Eva descrive il lavoro con Roberto Campanile come un percorso metodico e strutturato.
«Siamo partiti dalle basi per poi aumentare la complessità, introducendo ambienti diversi, distrazioni e ostacoli.»
L’importanza della continuità nel tempo
Avere un coach che segue il binomio umano-cane per mesi ha permesso di individuare e correggere errori, fissare obiettivi concreti ed evitare regressioni.
“Avere un coach che ti segue nel tempo cambia tutto.È normale avere dubbi durante il percorso. Per me era fondamentale che Uma continuasse a lavorare con piacere, sentendosi sicura ed equilibrata”.
Non obbedienza meccanica, ma collaborazione consapevole. Un cane da assistenza deve possedere prima di tutto un solido equilibrio emotivo, essere motivato al lavoro e instaurare una relazione di fiducia stabile e strutturata con il proprio conduttore. Il suo ruolo richiede la capacità di operare in autonomia, in ambienti diversi e complessi, accompagnando la persona assistita in ogni contesto della vita quotidiana. L’ha ben spiegato Roberto Campanile, che si è occupato di Eva e Uma:
“Nel caso di Uma, il lavoro si è concentrato sullo sviluppo dell’indipendenza operativa e della chiarezza comunicativa: la conduttrice, Eva, ha progressivamente ridotto i segnali involontari, permettendo al cane di effettuare segnalazioni spontanee, affidabili e adeguatamente intense“.
L’addestramento ha incluso l’estensione delle competenze dall’ambiente domestico a contesti urbani ad alta stimolazione e l’introduzione di segnalazioni di sicurezza critiche, come gli allarmi antincendio, fondamentali quando i supporti tecnologici non sono in uso.
Una relazione basata su fiducia e collaborazione
Il risultato è un rapporto fondato su chiarezza, ascolto reciproco, fiducia e, non da ultimo, piacere di lavorare insieme.
Il benessere del cane come priorità assoluta
Uno degli aspetti più delicati del percorso di un cane di assistenza è l’incertezza: non tutti i cani arrivano alla certificazione. Un cane di assistenza non è uno strumento: è un individuo con bisogni emotivi e limiti che devono essere rispettati.
Il benessere psicologico del cane viene prima di qualsiasi risultato.
Il compito che può salvare una vita
Tra tutte le competenze apprese da Uma, ce n’è una di importanza vitale.
«Quando dormo senza apparecchi acustici non sento nulla. Uma ha imparato a svegliarmi in caso di allarme antincendio: salta sul letto e mi scuote con decisione.»
Un’abilità che richiede altissima motivazione
Questo comportamento implica:
prontezza anche durante il sonno
capacità di insistenza
forte motivazione
«Continuiamo ad allenarci per mantenere questa competenza naturale e affidabile. Spero di non averne mai bisogno, ma sapere che Uma è pronta fa tutta la differenza.»
Tecnologia e cane: un equilibrio che migliora la qualità della vita
«Grazie ai supporti tecnologici oggi sento molto bene, ma il mio cane resta un alleato fondamentale. Mi aiuta a essere più serena, presente e sicura, soprattutto nelle situazioni impreviste o di stress.»
«Non sostituisce la tecnologia: la completa. E in questo equilibrio ho trovato una qualità di vita nuova.»
Consiglieresti un cane di assistenza?
La risposta di Eva è chiara: sì, a chi ama i cani ed è disposto a condividere la propria vita con loro. Ma con una precisazione importante.
«È un percorso che si costruisce nel tempo. Servono mesi, a volte anni, soprattutto se si parte da un cucciolo.»
Un cane di assistenza non nasce tale:lo diventa, passo dopo passo.
Un grazie sentito a Eva per il tempo che mi ha dedicato e ci vediamo presto al Parco!
Eccomi insieme a Uma e Nami al Parco LambroInsieme a Uma e Nami al Parco Lambro
FAQ – Domande frequenti sui cani di assistenza uditiva