Secondo uno studio ungherese pubblicato lo scorso marzo su Current Biology1, vi è un’evidenza neurale per le rappresentazioni mentali evocate dalle parole oggetto nei cani.
Gli scienziati hanno scoperto che i cani potrebbero avere rappresentazioni mentali delle parole che designano oggetti proprio come noi umani. Questo significa che quando sentono una parola che si riferisce a un oggetto, possono immaginare cosa sia quell’oggetto.
Tale comprensione delle parole oggetto non è stata ancora dimostrata come capacità generale in nessuna specie non umana, nonostante le numerose segnalazioni di casi basati sul comportamento.

Gli scienziati hanno utilizzato uno strumento chiamato potenziale evento-correlato (ERP) per studiare l’attività cerebrale dei cani mentre ascoltavano parole che corrispondevano o non corrispondevano agli oggetti che conoscevano. Hanno scoperto che i cani mostravano una risposta cerebrale diversa quando sentivano parole che non corrispondevano agli oggetti che conoscevano.
L’uso di parole per riferirsi a oggetti nell’ambiente è una caratteristica fondamentale della facoltà linguistica umana. La comprensione referenziale presuppone la formazione di rappresentazioni mentali di queste parole.
Negli studi sul potenziale evento-correlato (ERP) umano, infatti, la conoscenza delle “parole oggetto” è tipicamente testata utilizzando il paradigma della violazione semantica, in cui le parole sono presentate o con il loro referente (match) o con un altro oggetto (mismatch). Tale mancata corrispondenza genera un effetto N400, un correlato neurale consolidato dell’elaborazione semantica.
Le aspettative semantiche sono emerse indipendentemente dalla dimensione del vocabolario, dimostrando la prevalenza della comprensione referenziale nei cani.
Questi risultati forniscono la prima evidenza neurale della conoscenza di parole oggetto in un animale non umano. La comprensione delle parole oggetto da parte dei cani è quindi, analogamente a quella umana, di natura referenziale.
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